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Come realizzare un manoscritto medievale

By 8 Maggio 2020 Maggio 22nd, 2020 No Comments

Realizzare un manoscritto medievale era un procedimento che necessitava di un’accurata pianificazione. Si trattava di un lavoro molto lungo e minuzioso, per il quale si potevano impiegare molti mesi o anche anni. Infatti, i manoscritti più lussuosi erano anche miniati, vale a dire, impreziositi da decorazioni e illustrazioni, realizzate con l’uso di vari pigmenti e foglia d’oro.

Prima dell’introduzione della stampa in Europa (XV sec.), tutti i libri erano manoscritti. La parola manoscritto deriva dal latino “manu scriptus” che significa “scritto a mano”.

Con l’obiettivo di mostrare l’impegno e la cura necessari per questo tipo di lavoro, Kathleen Doyle – curatrice della British Library di Londra – e Patricia Lovett – calligrafa e miniaturista, hanno realizzato una serie di video intitolata “Making Manuscript”.

Ogni filmato mette in evidenza una fase del lavoro, dalla preparazione degli strumenti per scrivere, alla rilegatura delle pagine.

Manoscritto medievale: La penna e gli strumenti per scrivere

I testi non erano scritti solo con la penna d’oca, ma in generale le penne utilizzate erano fatte con piume di volatile (oche, cigni o altri uccelli). Infatti, in latino “piuma” si dice “penna”, da cui deriva il nome del moderno strumento di scrittura. Le penne di migliore qualità si ottenevano dalle prime cinque piume remiganti dell’ala, che offrono la migliore combinazione tra lunghezza, diametro e resistenza del fusto. In genere, a causa della loro naturale curvatura, le piume dell’ala sinistra sono più adatte ai destrimani, quelle dell’ala destra ai mancini.

L’estremità della penna era tagliata con un coltello, usato anche per eliminare gli errori fatti sulla pagina e per ritagliare la punta, quando necessario.

Manoscritto medievale: L’inchiostro Ferrogallico

Nerofumo, sali di ferro, o acido tannico dalle galle di quercia (escrescenze che si formano a causa di alcuni insetti parassiti della pianta) erano mescolati con gomma arabica e acqua per produrre l’inchiostro. Dapprima, le galle delle querce venivano frantumate con l’ausilio di un peso, come un martello, poi, erano mescolate con il solfato di ferro, coperte con acqua e lasciate al sole per diversi giorni. In questo lasso di tempo, fuoriusciva l’acido tannico, che mischiato al solfato ferroso produceva un liquido violaceo o brunastro. La gomma arabica veniva aggiunta per addensare l’inchiostro, in modo che aderisse adeguatamente alla superficie di scrittura.

Manoscritto medievale: La Pergamena e il Vellum

La maggior parte dei manoscritti medievali era scritta su pelli di animali appositamente preparate per ricevere la scrittura. Con il termine “pergamena”, si indicava qualsiasi tipo di pelle di animale, inclusa la pelle di pecora o di vitello, dal quale si ricavava la pelle di qualità migliore (detta Vellum).

Le pelli erano prima immerse in una soluzione di calce, per agevolarne la pulizia, poi venivano tese su un telaio per essere sbiancate e levigate in modo uniforme. Infine, dopo essere state essiccate, venivano tagliate in fogli. L’origine animale della pergamena risulta ancor più evidente nelle pagine di alcuni manoscritti, dove è ancora possibile vedere i follicoli piliferi.

Manoscritto medievale: Preparare la pagina

Dopo aver selezionato e tagliato la pergamena, si procedeva alla rigatura del foglio.

Sui margini esterni si praticavano dei piccoli fori guida, posti a uguale distanza l’uno dall’altro, partendo da questi, con l’ausilio di una riga, si tracciavano le linee su cui poi si sarebbe scritto. Le principali tecniche di rigatura erano due: a secco, tracciate con una punta, e a partire dal XII secolo anche colore, segnate con la mina di piombo o con l’inchiostro.

Il copista era solito completare la scrittura sulle singole pagine, perché è più facile scrivere quando la pagina è piatta, dopo, i fogli erano riuniti in sezioni, lasciando liberi gli spazi destinati alla decorazione.

Manoscritto medievale: I pigmenti

I pigmenti per fare i colori erano ricavati da minerali, come il minio (rosso-arancio, da cui deriva il termine “miniatura”), il lapislazzulo (blu oltremare) e il cinabro (rosso vermiglio).

I pigmenti erano anche ricavati da piante come il guado (blu scuro) e la robbia, (rosa) o da animali come molluschi marini (viola) e calamari (marrone scuro / nero).

Manoscritto medievale: La pittura

Poiché le pagine di un manoscritto medievale restavano chiuse per la maggior parte del tempo, i pigmenti usati per decorare i libri medievali hanno mantenuto la loro vivacità e colore. I pigmenti erano mescolati con chiara d’uovo (bianco d’uovo sbattuto per migliorane l’amalgama) o tuorlo, entrambi alla base della tempera all’uovo; l’uovo svolgeva la funzione di elemento legante. Anche la gomma arabica era utilizzata per garantire l’adesione della tempera alla superficie della pagina.

Manoscritto medievale: La doratura

La maggior parte dei manoscritti di lusso erano miniati con l’aggiunta d’oro mescolato al colore, o applicato in foglia d’oro. La foglia d’oro era applicata sul gesso, che sollevando l’oro dalla superficie consentiva di riflettere meglio la luce, aumentandone la luminosità. Veniva poi brunito e lucidato con una pietra come l’agata, o un dente di animale, rendendo questo metallo ancora oggi lucente, a distanza di secoli dalla sua applicazione nei manoscritti.

Manoscritto medievale: La rilegatura

I fogli piegati di pergamena o vellum erano raggruppati in fascicoletti, che venivano ordinati e cuciti su cordoncini di cuoio, che correvano orizzontalmente lungo il dorso del libro. Il tutto veniva attaccato a due assi di legno, che andavano a costituire la copertura sul fronte e sul retro del manoscritto. La copertina del manoscritto medievale finito era rivestita in pelle o tessuto, a volte, era ulteriormente decorata con inserti in avorio o ricami. Pietre preziose e metalli ornavano le rilegature dei libri più prestigiosi, ma pochi di questi “tesori” sono sopravvissuti.

Crediti e Specifiche

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Alessandro Salice

Alessandro Salice

Calligrafo e autore. Promotore del binomio "Calligrafia e Didattica", per preservare e divulgare la cultura della scrittura manuale e l'arte della Calligrafia.

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